Bosco Pantano

La Riserva naturale orientata Bosco Pantano di Policoro è un'area naturale protetta nella provincia di Matera, in Basilicata, istituita nel 1999. Occupa una superficie di 500 ha[1] di cui 21 sono oasi del WWF Italia detta "Oasi WWF Policoro Herakleia".[2]
Sulla riserva insiste il sito di interesse comunitario(SIC) “Bosco Pantano di Policoro e Costa Ionica Foce Sinni”.[3]
Il territorio alterna una zona paludosa a canneti, il Pantano di Policoro, al bosco planiziale di Policoro, che conserva solo una piccola parte di una delle foreste planiziali più importanti dell'Italia meridionale: il Bosco di Policoro è ciò che resta dei due nuclei dei boschi del Pantano soprano e del Pantano sottano.[3]
Nel 1931 vennero censiti 1600 ettari di bosco; oggi ne restano 680 e subiscono l'attività antropica e la siccità.[2]
Il Pantano di Policoro è un'importante area di sosta per numerosi uccelli migratori, di cui ne state censite circa 170 specie. Tra esse sono ben rappresentati l'airone bianco maggiore (Casmerodius albus), l'airone cenerino (Ardea cinerea), la garzetta (Egretta garzetta), il chiurlo maggiore (Numenius arquata) e la spatola (Platalea leucorodia).[4]
Tra i rapaci troviamo: l'allocco (Strix aluco), il barbagianni (Tyto alba), la civetta (Athene noctua), il falco di palude (Circus aeruginosus), il gheppio comune (Falco tinnunculus), il nibbio bruno (Milvus migrans), il nibbio reale (Milvus milvus) e la poiana (Buteo buteo).[4]
Nel canale è attestata di recente la presenza della lontra (Lutra lutra), specie a rischio estinzione, mentre sugli argini pesca il martin pescatore (Alcedo atthis).
Degne di nota le popolazioni di tartarughe: sono presenti la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga di terra (Testudo hermanni) e la tartaruga palustre (Emys orbicularis). Il Centro recupero animali selvatici dell'oasi il WWF cura le tartarughe marine in difficoltà.[2]
Nel bosco vivono oltre 2000 specie. Tra i mammiferi che popolano la riserva ci sono la faina (Martes foina), la martora (Martes martes) e il tasso (Meles meles).[4]
Tra i rettili, oltre alle tartarughe, si segnalano il biacco (Coluber viridiflavus), il cervone (Elaphe quatuorlineata) e l'orbettino (Anguis fragilis).[4]
Tra gli insetti è presente il raro coleottero Rosalia alpina, specie di interesse comunitario particolarmente vulnerabile, motivo d'istituzione del SIC e della zona di protezione speciale. Le specie di coleotteri presenti nella Riserva rappresentano il 20% delle specie italiane.[4]
Policoro Oasi WWF (13).jpg https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/bb/Policoro_Oasi_WWF_%289%29.jpg/800px-Policoro_Oasi_WWF_%289%29.jpg

 

PARCO ARCHEOLOGICO
L'area archeologica comprende l’acropoli della città diHerakleia, fondata nel 433/32 a.C., e i santuari urbani. 
E’ parzialmente in luce l’impianto urbano ortogonale, sui cui assi si dispongono le unità abitative costituite da ambienti residenziali e unità produttive disposti intorno a un cortile centrale scoperto. In età tardo-ellenistica è presente il modello della casa a peristilio. 
Le aree sacre sono dedicate al culto di Dioniso (sono visibili le fondazioni del tempio e l’adiacente agorà con l’altare) e di Demetra (articolato su due terrazze)
http://www.iosmos.imaa.cnr.it/assets/img/aree_test/Basilicata4.jpg http://thumbs.dreamstime.com/z/parco-archeologico-di-rovine-di-policoro-romano-di-metaponto-51876702.jpg